Come uscire dalla crisi?

 

Quando la diagnosi dice che la malattia è la mancanza di economia privata, la medicina è creare tutti i presupposti per riportare investitori e aziende a produrre in Sardegna. Questo è solo possibile se gli investitori hanno, producendo in Sardegna, dei vantaggi competitivi che permettono loro di essere protagonisti sul mercato internazionale. Quali strumenti abbiamo per creare questi vantaggi?

Se fossimo una nazione indipendente con una propria moneta, potremo svalutare la stessa rendendo competitivo il prezzo della nostra forza lavoro. La soluzione monetaria è, però, un fuoco di paglia e ha delle controindicazioni che non conviene nemmeno manifestare, dato che questa soluzione è da scartare a priori per la sua non fattibilità.

Anche fossimo indipendenti, come alcuni movimenti politici sardi auspicano e non a torto presa in considerazione la storia e la cultura della Sardegna, bisognerebbe risolvere molti altri problemi finanziari. Prendere sulle proprie spalle l’onere delle pensioni sarde per un valore annuale di ca. 5 miliardi di Euro o dovere in qualche modo trattare l’eredità di debito pubblico italiano relativo alla Regione Sardegna è cosa proponibile e fattibile solo quando la Sardegna sarà una regione ricca e non una povera. Il potere finanziario sarà in futuro una delle chiavi più importanti per chi spera nell’indipendenza, cosi come lo è stata per la riunione delle due Germanie.

Anche la speranza di ricevere maggiori aiuti finanziari dallo Stato Italiano per investire in infrastrutture o favorire con finanziamenti diretti l’insediamento industriale, è da scartare, sia da un punto di vista di logica economica (non ha mai funzionato, vedi la cassa del mezzogiorno), sia perché nella comunità europea interventi simili sono vietati come “aiuti di stato”, sia perché tutto possiamo aspettarci dallo Stato Italiano meno che un aumento dei trasferimenti finanziari verso la Sardegna.

Cercare di trattare poi con lo Stato Italiano per avere il “permesso” di limare alcune tasse aziendali (parte dell’Irap regionale ad esempio) è come usare l’omeopatia quando il paziente è ormai in reparto di terapia intensiva. 

La strada delle agevolazioni fiscali per le aziende è ottima e i successi in altre aree geografiche provati. Si potrebbe farlo ad esempio avendo un’autonomia fiscale, la possibilità quindi di poter decidere in Regione quali tasse abbassare e quali alzare secondo le politiche economiche che si vogliono attuare. Questa possibilità non è permessa a priori alla Regione Sardegna e dovrebbe essere trattata con lo Stato Italiano, che si troverebbe in difficoltà approvando la nostra richiesta nei confronti di altre regioni italiane che farebbero in pratica la stessa cosa, iniziando cosi un cammino di deframmentazione politica, sociale ed economica che prima o dopo sarà inevitabile, ma che nei prossimi anni non avrà possibilità di essere accettato dallo Stato Italiano.

Un’altra possibilità anche se con meno parametri di libertà tributaria dell’autonomia fiscale ma comunque molto efficace è diventare Zona Franca. L’elemento positivo di questa soluzione è che la Sardegna per i motivi sopra elencati (rischio di spopolamento, di emigrazione e di povertà, dimensioni dell’isola e marginalità nell’ambito geopolitico continentale europeo) ha ricevuto già nel lontano 1948 a livello costituzionale l’opportunità di essere zona franca o quantomeno di creare nella dicitura di allora punti franchi (Art. 12), poi più dettagliatamente specificati nel 1998 in 6 porti franchi con zone industriali collegate o collegabili.

Il grande vantaggio della zona franca come strumento economico per uscire dalla crisi non è quindi l’essere il miglior strumento possibile (lo sarebbe l’autonomia fiscale) ma quello di essere giuridicamente e a breve tempo quello più fattibile.

 

 
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