Combattere le cause, non i sintomi, vietare le slot machines

Che ci debba essere un “pronto soccorso” sociale è fuori dubbio, ma non ci si può accontentare ad amministrare la povertà. È doveroso cercare di combattere le sue cause e aiutare a reinserire il disagiato nel mondo “normale”. Per fare questo bisogna avere personale qualificato, che segua la persona disagiata e la accompagni per riportarla fuori da tunnel, con corsi formativi, terapie di gruppo e molte volte un orecchio per ascoltare.

Inoltre meglio di ogni terapia è la profilasse, per evitare alla radice che qualcuno entri in una spirale di depressione dalla quale diventa difficile uscire. Bisogna investire nella prevenzione per ridurre l'abuso ad esempio di alcool e droghe, soprattutto tra adolescenti. Esistono esempi virtuosi in altri paesi, dove queste piaghe sono state limitate non con metodi repressivi ma con cure e grande lavoro degli assistenti sociali soprattutto quelli di strada.

Ma assurdamente è proprio lo Stato Italiano che pratica forme di sindrome di “Münchhausen per procura” incentivando da una parte le slot machines nei bar, rovinando cosi singoli ludopatici e le loro famiglie, per poi dover intervenire dall’altra quando questi sono diventati poveri. Che senso ha tutto questo? Qual è la coerenza di uno Stato che agisce in questo modo o di una Regione Sardegna che non fa nulla per evitare il dilagare di questa piaga? È necessario che le slot machines come qualsiasi forma di gioco d’azzardo venga vietata. Non è con la fortuna dell’uno costruita sulla miseria di molti che si da il buon esempio: Quello lo si da con l’applicazione quotidiana, la formazione professionale e molto sudore.

 

 
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