Referendum propositivo senza quorum con dovere di applicazione

 

Per avere una legittimazione democratica di una propria proposta politica, il cittadino deve oggi o fondare un partito o entrare in un partito per poi cercare di far entrare quella sua singola iniziativa nel programma dello stesso. Questo iter blocca la passione per la politica della gente normale, sia a livello comunale sia a quello regionale.

Urge quindi istituzionalizzare la possibilità della raccolta di un numero da precisare di firme per avere il diritto a lanciare un referendum. Questo referendum deve poter essere anche (e soprattutto) propositivo e senza alcun tipo di quorum. 

A livello comunale si può riportare la politica alla sua dimensione originaria. Comitati spontanei si batteranno per delle iniziative (un parco, una strada ciclabile etc.) dettando nuove priorità ma sempre più a conoscenza delle possibilità finanziarie del proprio comune creando quindi una sensibilità più spiccata per la “res publica” locale. La politica non sarà più solo quella che fanno “loro” ma quella che facciamo “noi”.

A livello regionale lo strumento del referendum aiuta il governo a rimandare alcuni temi che vanno oltre la normale amministrazione al giudizio del popolo sovrano. Ad esempio le trivellazioni sarebbero sicuramente una tema per il quale qualcuno lancerebbe un referendum, anche la zona franca o il testamento biologico sarebbero tipici temi referendari. 

Per evitare che gli interessi dei grandi conglomerati siano troppo dominanti, il voto dei referendum regionali dovrebbe avere due tipi di maggioranza per essere convalidato, quella degli elettori e quella dei territori. In questo modo si rispetta anche il volere politico delle zone meno popolose ma con vasta superficie. 

 

FACEBOOK - GIGI SANNA PRESIDENTE