Verso un turismo moderno

Tutto il mondo intorno a noi cambia costantemente e sempre più velocemente, i grandi magazzini diventano “siti d’avventura”, la televisione ti catapulta in realtà impensabili stando seduto in prima fila, Internet rivoluziona il modo di informarci. Solo il turismo in Sardegna secondo noi deve rimanere sempre lo stesso: spiaggia, mare e sole. Cosi da 30 anni.

Alcuni dati: Alle isole Canarie nel 2010 ci sono stati 79 milioni di pernottamenti. Alle Baleari 58.2. La Sardegna è con 12.2 milioni di pernottamenti addirittura sotto Cipro (13.8) e non molto meglio dello “scoglio” di Malta (ca. 8). La nostra isola non rientra nelle 20 regioni più visitate dai turisti, mentre al posto numero 19 troviamo la piccola provincia di Bolzano con 28 milioni di pernottamenti e al posto numero venti la regione più isolata e sperduta della Germania, il Mecklenburg-Vorpommern con 24 milioni di pernottamenti. Anche la Sicilia posta da un punto di vista logistico peggio della Sardegna ha più pernottamenti (13.5 milioni). 

La Sardegna, che ha una posizione ottimale al centro del Mediterraneo, ha un clima mite, una superficie (a confronto con Baleari e Canarie) molto estesa con territori di una bellezza naturale eccezionali, turisticamente è, numeri alla mano, insignificante.
Come sempre è facile trovare i colpevoli: I traghettatori che rincarando i prezzi fanno di una vacanza in Sardegna un lusso per pochi (ma lo era anche prima!) e l’Euro che mettendoci alla pari con molte nazioni d’Europa non favorisce le nostre offerte turistiche. Incomprensibile allora come mai l l’industria del turismo vada a gonfie vele in altre regioni dell’Eurozona (Baleari, Canarie, Trentino-Alto Adige, Austria, Irlanda etc.).

Non solo: Il numero dei pernottamenti nell’arco degli ultimi 8 anni in Sardegna, quindi anche riferendosi a prima della crisi, non è sceso, ma è invece salito. Dal 2002 al 2006 la cifra è rimasta costante (10.3 circa) solo nel 2007 (11.8) e nel 2008 (12.3) ci sono stati dei miglioramenti. Dal 2008 al 2010 i numeri sono rimasti costanti. Le statistiche per il 2011 e 2012 non sono ancora disponibili e già questo fatto è di per sé poco confortante.

Piangersi addosso comunque raramente porta a una soluzione dei problemi. È meglio uscire dalla scatola di cartone dove ci siamo rinchiusi volontariamente e andare a vedere cosa e come fanno quelli che hanno successo, pur non avendo una bellezza territoriale e ambientale paragonabile. È auspicabile che si cominci a pensare a quanto segue:

 


a) Piano industriale 

Manca nella maniera più totale un piano regionale non solo per coordinare le iniziative locali, ma per guidarle. Il turismo è visto in Sardegna come un’occupazione spontanea, un’attività che non richiede strutturazione, organizzazione e pianificazione. Il turismo è ritenuto un’arte e non un’industria. I risultati sono quelli sopra, pur avendo risorse ottimali il turismo in Sardegna crea poca ricchezza e occupazione.

Un piano industriale vuol dire prima decidere quali sono i mercati sui quali si vuole puntare. Nel turismo questo significa concentrare i propri sforzi comunicativi su certe nazioni e meno su altre e/o su certi ceti sociali e meno su altri (target client). A una strategia di mercato deve corrispondere poi quella del prodotto. È inutile portare turisti di un segmento di mercato qualitativamente medio basso, quando la base infrastrutturale è predisposta per un turismo di lusso.

Per il turismo gli investimenti sono a lungo termine. I cicli per riconoscere gli effetti degli stessi sono lunghi (minimo 5 anni) e quindi le politiche devono rimanere coerenti e di lungo respiro.
Il tipo di turismo che fondamentalmente ha caratterizzato la Sardegna negli ultimi anni (turista italiano, vacanze relativamente lunghe, spiaggia e mare) sta venendo meno anche per le serie difficoltà economiche delle famiglie italiane del ceto medio e la loro impossibilità di permettersi di trascorrere le ferie in Sardegna (almeno cosi a lungo) come in passato. Una veloce inversione di marcia (turista straniero, permanenze relativamente corte, formati di vacanza attiva) non è fattibile in un anno, ma deve essere assolutamente realizzata, magari in parte, per basare l’industria turistica su differenti tipi di turismo e renderla meglio resistente a eventuali crisi locali o settoriali.

Questi nuovi tipi di turismo però implicano una maggiore accessibilità dell’isola e se il turista è straniero una maggiore attenzione ai trasporti aerei, che non a quelli marittimi. La Sardegna è raggiungibile da tutti i più grandi centri continentali europei in un tempo che va dall’una alle due ore di aereo. Ha quindi anche da questo punto di vista nei confronti delle Canarie un grande vantaggio. Mentre, nei confronti del Nord d’Africa, la nostra isola è vista dai turisti europei culturalmente più vicina e quindi più consona ai loro costumi. Bisogna saper approfittare di questi vantaggi. 

 


b) Conoscere il mercato

Le statistiche europee sulle spese delle varie nazioni parlano chiaro “Nel 2011 il livello più elevato di spesa per viaggi all'estero, per un totale di 60’596 milioni di euro, è stato registrato dalla Germania, seguita dal Regno Unito (36’275 milioni di euro) e dalla Francia (29’922 milioni di euro)”. Inoltre: “I residenti in Germania hanno effettuato 656 milioni di pernottamenti turistici al di fuori del loro paese nel 2011, mentre i residenti nel Regno Unito ne hanno effettuati 502,9 milioni. Ai residenti di questi due Stati membri è riconducibile più della metà (51,2 %) del totale di pernottamenti turistici all'estero da parte di residenti nell'UE-27”.

Chi non riconosce questi dati e non accetta di puntare su questi mercati chiude la porta in faccia a più del 50% del mercato turistico appetibile in Europa.

Se inoltre guardiamo i dati dei sistemi produttivi nazionali, è doveroso costatare che i paesi dell’Europa meridionale sono in grandi difficoltà economiche e tra questi il paese con i parametri peggiori è proprio l’Italia. Sperare che la ripresa dell’Italia sia veloce considerando che ha prevalentemente problemi strutturali e non congiunturali è poco saggio. Il turismo di marca italiana non ha grandi margini di sviluppo mentre quello straniero, se diventiamo più competitivi, ne ha. Anche non volendo, ma doverosamente prendendo in considerazione un nuovo assetto monetario tra gli stati dell’Europa meridionale e quella settentrionale, è ancor più necessario rivedere l’impostazione del turismo isolano e orientarlo più sul mercato estero del Nord.

Facendo questo si scoprirà che per essere attraenti per quei mercati (Germania, Austria, Svizzera, Benelux, Scandinavia) con un potenziale di spesa che è sui 100 miliardi l’anno, è importante: 1) formare maggiormente strutture alberghiere a base di camere (per coppie) o appartamenti (per famiglie) che sono la forma di ricezione turistica da loro preferita 2) rivedere completamente il sistema organizzativo, assicurativo e di reclamo proprio perché i diritti del cliente in quelle culture sono molto rispettati ed esiste un’aspettativa maggiore per quanto riguarda lo standard di professionalità delle strutture di ricezione che deve essere qualitativamente molto alto, 3) portare lo standard igienico di quelle strutture ma anche di tutte le infrastrutture adibite al pubblico a livelli nordeuropei.

Nel nord dell’Europa si dice che il bagno è il biglietto da visita di una casa. La fatiscenza dei bagni nei bar, nelle stazioni di servizio e in altri locali pubblici in Sardegna, ma anche in molti hotel e appartamenti per l’affitto, non fa onore alla nostra terra. Lo standard igienico e infrastrutturale di molte strutture ricettive sarde deve essere un parametro di qualità controllato, cosi come lo è per ogni area di servizio sulle autostrade austriache. Questo è un esempio di come si adatta il prodotto alle richieste di una specifica clientela per conquistare nuove quote di mercato. 

Dobbiamo migliorare inoltre (ma questo è già stato ampiamente fatto notare nel punto di programma dedicato alla formazione professionale) le nostre competenze linguistiche. La conoscenza della lingua inglese e se possibile di quella tedesca dovrebbe essere per una regione come la nostra un’ovvietà. 

Anche da un punto di vista del “comfort” la nostra offerta in alberghi e appartamenti in affitto è poco soddisfacente. È ineludibile alzare lo standard qualitativo (già solo per i letti) andando a copiare quello che è stato fatto ad esempio nelle strutture ricettive dell’Alto Adige o in Austria, che in alcuni settori (ad esempio nel “wellness”) sono oggi anche a livelli economicamente accettabili (prezzi medio alti) in testa alle classifiche sia per quanto riguarda il successo in termini di fatturato sia per l’indice di gradimento della clientela. 

 


c) Diversificare l’offerta turistica 


Uno dei grandi errori sardi è omogeneizzare l’offerta turistica, come se la Sardegna abbia solo un formato da proporre. Questo fare della Sardegna solo un turismo balneare svantaggia altre forme e altre regioni, specialmente quelle interne, che invece con i formati turistici che sono nati negli ultimi 10 anni, avrebbero delle possibilità di sviluppo non indifferenti.

È necessario dunque diversificare il territorio sardo anche da un punto di vista del “marketing” in zone che siano identificabili per le loro diverse caratteristiche, parlando di Sardegna come il tetto di una casa con molti appartamenti, quali possono essere ad esempio la Barbagia, la Baronia, la Gallura, l’Ogliastra cercando di definire formati di turismo diversi, adeguati all’ambiente e alla cultura locale, senza snaturarne le caratteristiche che la rendono originale e quindi di per se affascinante.

Iniziative come le “Cortes apertas” sono ammirevoli e vanno nella direzione giusta ma sono ancora deficitarie da un punto di vista organizzativo e di pianificazione limitando cosi le possibilità di miglioramento anno dopo anno. Altre iniziative come le sagre nei mesi estivi sono quasi sempre mal coordinate tra di loro perché partono appunto da una visione comunale alla ricerca sporadica di turisti “al volo”, mancando quindi di una regia territoriale come invece è stata trovata saggiamente dall’iniziativa sopra citata dell’autunno in Barbagia.

 


d) Studiare i “format” del turismo e applicarli

La borsa internazionale del turismo attivo sarda (BITAS) è un’iniziativa che “si inserisce nelle politiche di destagionalizzazione, delocalizzazione e diversificazione dell’offerta turistica sarda, il cui scopo principale consiste nel promuovere e potenziare uno specifico segmento del mercato turistico, il turismo attivo. Per turismo attivo s’intendono tutte le tipologie di fruizione turistica del territorio che non sono pura osservazione, ma implicano un impegno attivo del visitatore”.

La via presa dalla BITAS è sicuramente quella giusta, ma non si capisce perché deve essere solo per il turismo attivo (importante è che i turisti vengano e si trovino bene) e soprattutto si fermi spesso alla fase di studio. Come per moltissime proposte in Italia l’impeto iniziale è frenato di consueto dalle difficoltà di attuazione, ma come disse l’inventore della catena McDonald “l’idea è 1%, la realizzazione il 99% del lavoro”.

È invece necessario prendere in mano meno cose, ma quelle farle fino in fondo, definendo i progetti a livelli di piano aziendale e finanziario (business and financial plan) per poi farlo attuare da investitori del settore. La Regione può e deve agire da un punto di vista infrastrutturale (strade, abbattimento burocratico, facilitazioni al credito) ma non può e non deve sostituirsi all’imprenditore. Quando un progetto non trova un imprenditore che investe, il progetto non è di valore.

Gli specialisti del settore contano ben 160 formati di turismo diversi. Non tutti si possono applicare nella regione sarda (quelli invernali ad esempio) ma più della metà lo sono e comunque sempre di più che il solito lettino e ombrellone su una spiaggia.

Non è qui il posto per elencare in dettaglio tutti i format turistici possibili in Sardegna, ma almeno a grandi linee è doveroso fare qualche esempio proprio per manifestare come oggi sia multiforme l’offerta turistica in altri paesi, che però hanno meno risorse naturali (e molte volte anche meno terreno da un punto di vista prettamente quantitativo) di quanto non ne abbia la nostra grande isola:

Horse tours - Ippovie con stazioni di ristoro, alberghi di grande conforto per riposare anche qualche giorno, e di posta per cambiare I cavalli (in caso si voglia un tragitto veloce). Format che molto si adatta alle zone interne dell’isola e copre una domanda ingente specialmente in Gran Bretagna, in Germania e nei paesi dell’Arabia, dove gli amanti del cavallo sono molti. Categoria turistica economicamente alta. In numeri segmento medio.

Biking - Ciclovie con punti di servizio, affitto mountain bikes e biciclette da corsa nei punti fermi (alberghi attrezzati), guide esperte per i gruppi, gruppi per i vari livelli di condizione atletica ed età, strade testate e a circolazione auto minima con segnaletica apposita per gli autisti, possibilità di percorsi su cartina plastificata prestampata partendo sempre da un punto fermo o facendo il giro dell’isola sostando nei vari alberghi che fanno parte del circolo infrastrutturale consorziale. Questo format ha un grandissimo successo alle isole Baleari e nel Sud della Spagna, dove ha causato un’apertura prematura di molti alberghi, perché i cicloamatori (per lo più inglesi, tedeschi, olandesi, svizzeri e scandinavi) preparano con una o due settimane di allenamento la loro “stagione ciclistica” amatoriale in marzo e aprile. Categoria turistica economicamente media. In numeri segmento grande.

Agrigolf - Strutture golfistiche all’interno dell’isola e vicino ai laghi creando un circuito per appassionati di questo sport (tour di Sardegna) che restano 2-3 giorni in ogni infrastruttura per poi passare alla prossima. Le infrastrutture devono prevedere agriturismi di classe in rustico seguendo lo stile locale. Spostamenti organizzati con shuttle preferibilmente elettrici tra I vari centri agrigolf. Categoria turistica economicamente alta. In numeri segmento medio.

Wellness - Centri nelle varie zone dell’isola con strutture di saune, massaggi, ayurveda, cure varie. Possibilità di combinazione con cure dietetiche, corsi di yoga e ginnastica, ginnastica acquatica, nordic walking e altre forme di allenamento per persone che non hanno ambizioni agonistiche. Focalizzazione sul settore pensionati nordeuropei, soprattutto per la stagione invernale con offerte per più mesi. Possibilità di abbinamento con l’uso di strutture sanitarie per terapie. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento molto grande.

Archeology - Tour dei vari siti archeologi sardi con lezioni di storia e in parte lavoro pratico sul campo. Alla sera possibilità d’incontri di cultura e corsi d’artigianato. Struttura abbinabile anche a progetti scolastici per la riscoperta della storia della cultura sarda. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento piccolo.

Culture - Tour per appassionati di cultura con programmi serali di musica, teatro e cinematografia. Incontri con scrittori, attori, scultori e pittori. Visite in atelier. Abbinamento con turismo di rilassamento (spiaggia) o con turismo di corsi nelle specifiche arti d’interesse (scultura, teatro, pittura etc.) Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento piccolo.

Hiking - Possibilità di andare camminando (strade in sterrato non impervie) di paese in paese sostando sempre in posti diversi o partendo da un punto fermo con sentieri preparati dalla forestale, con segnaletica (km e minuti di marcia), posti di ristoro con acqua. Questi sentieri possono anche avere mete precise (posti di belvedere, siti archeologici, chiese). Possibile anche l’organizzazione di sentieri prettamente religiosi. Categoria turistica economicamente media. In numeri segmento grande.

Nature - Escursioni guidate in parchi naturali con caccia fotografica, alloggio in strutture locali (stazzi), corsi abbinati di fotografia. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento piccolo.

Adventure - Corsi di sopravvivenza per singoli e per gruppi (survival training), canyoning, caccia arcaica in appositi territori e con guide specializzate. Categoria turistica economicamente alta. In numeri segmento piccolo.

Climbing & Trekking - Escursioni con guide per scalate e camminate su percorsi difficili con guida locale. Corsi per principianti. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento piccolo.

Agrarian - Turismo per conoscere la vita agreste e contadina con la famiglia, in gruppo o singolarmente, partecipando alla vita quotidiana dell’allevatore, del pastore, dell’agricoltore imparando praticando le nozioni basilari dell’approvvigionamento alimentare. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento piccolo.

Sport - Strutture turistiche per facilitare l’attività sportiva agonistica e amatoriale con piscine, circuiti per allenamenti in bicicletta e per jogging (allenamento per triatleti), allenamenti per squadre di nuoto, per il tennis, la ginnastica e molti altri sport. Format abbinato a strutture di ricreazione, svago e rilassamento (wellness) con corsi nelle varie categorie sportive. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento molto grande.

Arts - Laboratori formativi, corsi di manifattura per prodotti in terracotta, prodotti artigianali in legno e altro. Corsi di pittura, corsi linguistici in combinazione con altri formati sopra. Categoria turistica economicamente medio alta. In numeri segmento medio.

Fun - Organizzazione di eventi di massa (come street parade, woodstock etc.) soprattutto per un pubblico giovane con concerti e feste. Sperimentazione di una città dei giovani “youth city” tipo tendopoli con organizzazione logistica per le merci, l’igiene e la sicurezza. Il tutto in località recintate, utilizzando I molti capannoni vuoti e inutilizzati e nelle vicinanze degli aeroporti con biglietto d’ingresso più vendita al dettaglio. Categoria turistica economicamente medio bassa. In numeri segmento grande.

Business - Strutture per gruppi di lavoro di aziende internazionali che devono riunirsi in luoghi fuori dalla centrale (alberghi attrezzati per sedute di brainstorming) per elaborare ad esempio nuove strategie di mercato o fare assieme un corso formativo specifico, molte volte in un fine settimana allungato. Categoria turistica economicamente alta. In numeri segmento grande.

Non si è focalizzato sopra sui formati marittimi (sailing, surfing, kite, diving etc.), proprio perché questi sono già conosciuti e fanno parte di un’allargata offerta turistica a quella di base, mentre si voleva sopra dimostrare quante possibilità esistano (e sono solo alcune) per valorizzare anche le zone interne dell’isola.

Importante è che le offerte sopra siano organizzate centralmente, con una qualità assicurata da controlli ex ante e vendute con traghetto o volo a pacchetto. Il turista non ha tempo e voglia di mettere assieme le varie offerte locali, ma vuole interloquire con qualcuno che lo può fare per lui, ancora meglio se l’offerta è preventivamente pacchettata e le informazioni a disposizione sul sito web dell’organizzazione centrale. Molte dei nuovi formati di turismo si prestano in maniera perfetta per “allungare” la stagione e alcuni addirittura per restare aperti tutto l’anno.

Anche in questo settore come nei trasporti esiste l’interdipendenza tra la richiesta e l’offerta. È quindi necessario che le strutture ricettive siano organizzate per essere attive anche nelle stagioni “basse”, che inoltre per alcuni dei formati sopra sono quelle più adatte (biking, business, sport etc.). Sin dalla fase di progettazione bisogna pensare a definire I livelli di occupazione e pianificare i costi fissi in modo differenziato, cosi che rimanere aperti non sia deficitario.

 


e) Formazione professionale: la cultura dell’accoglienza

Quelli che dovrebbero essere i pochi mesi di chiusura (massimo 4) per un settore turistico sardo non devono essere mesi di riposo. Solo uno è dedicato alle ferie mentre gli altri 3 dovrebbero essere dedicati a corsi di formazione professionale per i nuovi dipendenti o di aggiornamento per quelli che hanno già esperienze di lavoro.

Inoltre è anche il tempo dei lavori di manutenzione e di miglioramento e non solamente per quanto riguarda le infrastrutture fisiche, ma anche quelle virtuali. Si possono migliorare i processi organizzativi, parlare con il personale per indicare quali siano le strade formative da seguire. Aggiornare la presenza internet etc. E magari andare a fare un corso di lingue all’estero. Il turismo sardo deve diventare un’occupazione di alto livello su base annuale.

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