Nuove strategie per il settore agroalimentare sardo

Il Movimento Zona Franca per “Gigi Sanna Presidente” propone all'attenzione della stampa e dei cittadini sardi, una riforma strutturale del settore agroalimentare sardo, che da molti anni è stato violentato da politici interessati solo a creare dipendenze economiche tra la Regione e gli addetti ai lavori, per poter poi vivere di voti di scambio. A noi invece interessa il benessere dei sardi, non quello dei politici.

I numeri del settore agroalimentare sardo parlano chiaro: l’export, concentrato sul pecorino, poi molto distaccati vino, olio e carciofi, vive praticamente per il 60% sull’America settentrionale (USA, Canada). Il nostro giro affari nell’agroalimentare, per un territorio di dimensioni paragonabili alla Sicilia ma con più acqua, è ridicolo. Importiamo l’80% di quello che mangiamo, tra cui tanta spazzatura alimentare dall’Europa pur avendo in Sardegna prodotti biologici di grande qualità.

La nostra ricetta per guarire parte dalla sovranità alimentare: mangiamo prima quello che produciamo, difendendo i nostri negozi locali dalla grande distribuzione con la moneta complementare sarda. Riappropriamoci della grande varietà dei prodotti vegetali e dei sistemi di agricoltura sinergica; abbattiamo l’uso di pesticidi, diserbanti e ricreiamo il valore biologico delle nostre produzioni.

Dobbiamo sviluppare nuovi prodotti che abbiano impatto sul mercato europeo, che non predilige i formaggi salati, ma quelli più freschi che hanno un volume d’affari molto interessante. Dobbiamo inoltre motivare i produttori ad aggregarsi in cooperative per essere più competitivi nei costi, cosi come definire un marchio sardo che sia garante di prodotti completamente biologici. La Sardegna può produrre biologicamente in modo naturale ma non siamo in grado di valorizzare queste qualità.

Puntiamo su prodotti di nicchia e di grande qualità, quelli di massa non fanno per noi. Oltre alle ovvie detassazioni delle aziende nel nostro progetto di Zona Franca e l’eliminazione della burocrazia, bisogna creare una nuova banca rurale sarda che sia specializzata nel settore agricolo per finanziare progetti innovativi. 

Finiamola di supportare con soldi pubblici progetti imbarazzanti come il Sardegna Store, che si poteva realizzare come franchising senza spendere milioni di Euro; dare poi il bando a una ditta “siciliana” per promuovere prodotti sardi nel mondo e aprendo negozi in città che non hanno nemmeno un volo diretto con la Sardegna è davvero ridicolo, un’altra delle favolose idee di dilettantismo economico dell'ultima legislatura, che vivono di slogan ma sono vuote di contenuti.

Prof. Gigi Sanna “Eravamo autosufficienti nella produzione alimentare, poi ci hanno illuso e schiavizzato nelle loro fabbriche inquinanti, ammaliati da un benessere effimero che non si è mai realizzato; siamo solo morti di malattie strane e abbiamo lasciato la terra incolta. Adesso siamo dipendenti dalla grande distribuzione multinazionale e dalle loro elemosine di cassa integrazione perennemente in deroga. Diciamo basta. Ricominciamo a essere sovrani del nostro cibo, mangiamo salute, mangiamo sardo.”

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