Confucio, Cappellacci, Kelledda e l'arcano numerico

Tutti ormai sanno che siamo i primi, siamo il numero UNO. Almeno nella scheda elettorale. Non lo proclamiamo in inglese perché non vogliamo far pubblicità alle discoteche, nostre segrete finanziatrici (come si sa) che il frastuono non lo vogliono in piazza. 


Beccatevi questa, colleghi urlatori! Iddio ha fatto quello che non può fare l'uomo meschino, che vive nella meschinità e solo questa meschinità apprezza. Respirandola come lo smog, a pieni polmoni, come se fosse aria di montagna. La divinità ha fatto in modo che, a dispetto di tutto e di tutti, comparissimo in qualche modo agli occhi della gente. Lo ha fatto certo per un moto di pietà, ammonendo, con il solito refrain, che gli ultimi, i poveri, saranno comunque i primi. Sarà! Comunque, un urletto l'ho mollato anch'io. In modo che mi sentano almeno in 'lacanas de Abbasanta'. 

I numeri, dal punto di vista simbolico, si dice che vogliono dir molto e filosofi e saggi, studiosi e interpreti dell'arcano, da millenni ci hanno provato a ricavarne il senso profondo.


Confucio ad esempio sosteneva, parlando della prima decade numerica, che i numeri dispari sono 'celesti e perfetti' e i numeri pari 'terreni e imperfetti'. Ora, i candidati governatori li abbiamo messi nella griglia confuciana e abbiamo notato che qualcosa il filosofo cinese l'ha azzeccata.

 

Lasciamo perdere noi, i dispari primi, obiettivamente un po' troppo sopravvalutati nel mercato azionario, ma alcuni pari sembrano proprio pari. Si veda Cappellacci e soprattutto Kelledda, sfidante anche di Grazia Deledda. Lei dice che è 'celeste e perfetta' e che quindi sarà l'eletta. Ma quel sei, ultimo e tondo, denuncia uno strano pari e non un dispari. Ohiamomia! Speriamo ora che non se la prenda anche con Confucio e non corra a polemizzare nel tempio confuciano di Pechino.

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