Murgia chi?

Dire, come ha fatto Michela Murgia in un’intervista all’Unione Sarda, che non conosce ne Pier Franco Devias ne il Prof. Gigi Sanna, candidati governatori come lei stessa alle prossime elezioni regionali, può significare due cose: o la “radical chic” della letteratura italiana non ha fatto i compiti a casa, o  la signora delle “happy hours” e dell’“Open Space Technology” (per il popolo come noi noto anche come “gruppo di lavoro”) ha già imparato a fare il “politico”.  
 
Sfoggia subito quella tracotanza che lei stessa, appena poche settimane fa indicava essere d’altri, riconoscendo ad un malcapitato assessore forzista “il profilo della razza padrona, il potere affarista, corrotto e sicuro di sé che mostra i denti marci al nuovo con l'arroganza di chi pensa di restare in piedi a dispetto di qualunque vento.”
 
Oltre alle belle frasi ci vogliono coerenza e contenuti. Saremo ben felici se invece dicesse qualcosa su temi come la zona franca dei Sardi o quello che vuole fare da grande politicamente, magari allearsi al PD o altre "forze italiche" e alle loro liste collaborazioniste? Noi questo non lo faremo MAI.
 
Michela Murgia pare più (per restare nelle sue sfere) una candidata alla ricerca di un popolo, mentre da noi è il popolo che ha cercato e trovato un candidato. Non è proprio una differenza marginale! Il risalto mediatico all’americana tramite l’appoggio di amici importanti che poi vorranno passare alla cassa, è preoccupante ed è inversamente proporzionale ai contenuti del suo programma pieno di belle parole ma povero di cose concretizzabili.
 
Auspichiamo che la signora Murgia quindi non ci "delizi oltre" solo con frasi alla Marzullo del tipo “per desiderare la libertà devi prima realizzare consapevolmente che sei nato in gabbia”, quando qualcuno forse, meno “bravo” di lei diceva che “la libertà prima che costrizione fisica è uno stato dell’anima”. Questo qualcuno si chiamava Nelson Mandela.
 
Anche noi, piccolo popolo, signora Murgia…. sappiamo leggere.
 

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